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DISCRIMINAZIONI Prima edizione Roma, marzo 1989 Edizione del Giano Collana diretta da Dario Bellezza Prefazione di Elio Pecora Edizione esaurita
Il peccato! Ma a che si riduce? A quale comando segreto, a quale zoppo pregiudizio? Sale di dentro, ammorba i gesti e i pensieri. Impedisce di essere, di sapere. E' una mancanza è una presunzione. E' soprattutto un'assenza: di vitalità, di natura - la quale è se esiste. Pure nasce da un fantasma meraviglioso e terribile: una divinità che aizza al peggio per poi mortificare, punire, che premia chi si castiga e si opprime. Un tale peccato parrebbe il fulcro e il motore della poderosa raccolta in versi di Maurizio Gregorini. Ordinato in tre sezioni il libro - composto, così com'è scritto nell'avvertenza finale, da un adolescente - ha della prima giovinezza gli ardimenti e gli eccessi. Ma soprattutto prova la fiducia di chi tiene per verità e libertà l'ingenuità del ragazzo e ignora la fatica necessaria per accostare, anche solo un poco, le voglie profonde e l'unicità del proprio destino. In questi componimenti il dolore è detto, gridato da una maschera, certo sofferente, ma anzitutto una maschera. Così da ricordare l'altra, ma quella viscerale, travolgente, onnivora, di Dario Bellezza: del quale però la maschera è diventata seconda natura, tremenda prigione, recinto della sola possibile esistenza. Qui d'altronde la stessa scrittura, assai meno immaginosa, propensa invece ai toni sapienziali, più o meno coscientemente è chiamata ad altro, è attratta da forze diverse, forse più razionali, certo più dentro la comune salute. E bastino certi richiami a Catullo, poeta fra i più lontani dal sentimento di colpa e fra i più disperatamente allegri cantori della passione amorosa. E ancora bastino certe blasfemie, fortemente ironiche. Cadono così il peccato e la colpa, ché vengono fin troppo nominati, additati, goduti - nella denuncia, nell'astratta evocazione - per essere davvero vissuti e patiti. (I santi e i peccatori se ne stanno avvolti i primi nella santità, i secondi nel vizio, mai se ne esalteranno, mai ne inorridiranno. Riconosciuto, il peccato smette di peccare). Dunque propenderei per un giovanile godimento del male: intenzione anche eroica, ma solo quando l'umanità fosse - com'è nel desiderio dell'aspirante peccatore - tutta sistemata dalla parte del giusto e del bene. Sarei per attendere prove ulteriori, dove deposta la maschera, l'autore si riconosca per quel che finalmente gli appartiene. Le qualità di questi versi non sono né rare, né minuscole: le parole nette, che si fermano nella memoria, la fluidità del verso e delle strofe, la velocità epigrammatica di tanti pensieri. E ancora una vigorosità tutta terrestre: l'attesa di un'esistenza forte, fuori del buio; la sofferenza per un "amore malato di rabbia", per i contrasti fra il corpo e la mente, fra la sessualità e l'anima; l'urgenza di una nuova salute che venga da un dio vigile, il quale s'approssima all'uomo per offrirgli un poco del mistero e del fuoco dell'intelligenza. Elio Pecora
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